S.
GIOVANNI TERESTI
S. Giovanni Teresti e' interessantissima anche per
quello che l’ arte bizantina ha lasciato nell’ architettura
e negli affreschi della sua Chiesa. L’ abside, infatti, e
un vago intreccio di laterizi e di materiale lapideo, alternati
da candidi strati di malta che rendono molto movimentata la
grazia di questa parte dell’ edificio. L’ archeologo Paolo
Orsi, scrive: << Come in tutte le chiese di questo tipo,
la parte piu degna di ammirazione e la cupola, impostata su
quattro poderosi pilastri, sorreggenti altrettanti archi di
cui due a tutto sesto e gli altri due acuti >>. <<
Questa cupola vista dall’ esterno consta di un tamburo quadrato
sorreggente uno circolare, cinto da sedici colonnine in cotto,
sul quale si adagia la bassa calotta terminale >>. <<
Ora tutta questa massa rossigna aggiuge Paolo Orsi, sullo
sfondo nereggiante dei boschi e su quel terso dell’ azzurro
cielo, produceva un gioco di colori che non era casuale ma
di proposito ricercato e voluto dai costruttori; al quanto
diverso nei particolari, ma identico nel fine, era il gioco
della policromia. Attualmente MONTE ATOS, con Monaci ritornati
nella madre terra Magna Grecia. Anche il Toesca ammette in
questo edificio un influsso orientale e lo accosta alla chiesa
si Santa Maria di Artik in Armenia. I frammenti pittorici
gia ricordati annunziano, secondo lui, scuole e maestranze
di pittori sacri, certamente basiliani in contatti frequenti
con maestranze orientali. V’ erano le reliquie del nostro
S. Giovanni Teresti, furono le reliquie, rinchiuse per lo
spazio di anni 540, ma il 12 Marzo 1662 con processione solenne
formate dal Clero, da religiosi di piu ordini, da diverse
confraternite squadronate sotto le proprie croci e collocate
al nuovo Monastero, il convento e la chiesa di S. Giovanni
in Stilo (Chiesa e Convento San Giovanni in Stilo Stilo
)
. Il convento e la chiesa di S. Giovanni in Stilo, ma fuori
le mura, erano stati eretti dai frati di S. Francesco di Paola
nel 1625. In seguito, nel 1662 li ottennero i Basiliani che
dedicarono il luogo a S. Giovanni Teresti, le cui reliquie
furono trasportate qui, come abbiamo gia narrato, il 24 giugno
del 1847 il vescovo di Squillace P. Concezio Pasquini esegui
la ricognizione delle ossa di S. Giovanni Teresti: lo stesso
giorno l’8 luglio, in cui nel 1122 il papa Callisto II consacro,
alla presenza di Ruggero il normanno gia miracolato dal Santo,
il convento di S. Giovanni << in nemore >>.
LA
TORRE E IL CASTELLO DI SAN FILI
A 340 metri di altezza sul livello del mare, su uno
sperone roccioso, svetta Stignano, nome che deriva dal latino
" stenianum ", casale di Stilo, importante la torre
cilindrica di San Fili con funzione di avvistamento e di guardia
coordinata con l’apparato di difesa contro le invasioni saracene
e turche (La Torre di San Fili Stignano
)
. Nello stesso posto troneggia un edificio-fortezza di bella
fattura che domina la sottostante spiaggia (Il Castello di
San Fili Stignano
)
.
RIACE
TERRA DEI BRONZI
Non lontano da Stenianum, il comune di Riace, dove
il 16 Agosto 1972, in una storia un po' dubbia, fortuitamente
furono scoperti i Bronzi di Riace (I Bronzi di Riace
)
.
VILLA
CARISTO
Proprieta privata dei signori Caristo, sita in contrada
Scina. Attraverso un viale si giunge all’ ingresso della villa,
dominata da una monumentale scala esterna in pietra, che sale
dai due lati lasciando al centro il posto ad una stupenda
statua raffigurante Clorinda e Tancredi e alla fine del parco
la fontana marmoria dei delfini (Villa Caristo Stignano
)
.
LA
CINTA MURARIA E LE ENTRATE A STILO
Imponenti e maestose la Cinta Muraria e le Entrate
a Stilo che sono cinque, una delle piu’ importanti e suggestive
la Porta Stefanina (La Porta Stefanina Stilo
)
. Nei pressi delle entrate spiccano fontane di notevole bellezza
(Fontana Gebbia Stilo
)
l’ acqua che sgorga ha delle proprieta particolari, molto
diuretica e leggera, molte le persone che vi giungono per
riempirvi le brocche (Le Tre fontane Pazzano
)
.
LA
CHIESA DI SAN FRANCESCO D’ ASSISI
Annessa al convento che in parte e ancora esistente,
ha una facciata artisticamente molto mossa da nicchie, oggetti,
linee spezzate e curve attestanti il singolare compiacimento
di un elegante barocco, senza pretese ma privo nel contempo
delle esagerazioni proprie di questo indirizzo di arte: un
insieme elegante e leggero che appaga l’ occhio dell’ osservatore.
L’ interno a croce latina, presenta nella volta della navata
alcuni tondi anche questi sagomati in forme poligonali rappresentanti
la morte di Abele e il sacrificio di Melchisedeh. I pianeggiamenti
del sacerdote, di Abramo e l’ impero di Caino richiamano il
modo di sceneggiare i fatti proprio di un pittore alle sue
prime imprese e non sapremmo a chi attribuire questi affreschi
che pero avrebbero bisogno di maggiore attenzione. Dal coro
si entra in un vano che da accesso ad una scala a chiocciola,
posta nell’ interno del campanile. Il convento conserva intatta
buona parte dell’atrio in conci lavorati in granito grigio
corre con grandi arcate ariose intorno ad una cisterna, opere
di maestranze serresi, e propriamente dal maestro scalpellino
Francesco Canigli. Le celle dei frati erano provvisti di larghi
camini, alcuni dei quali esistono ancora. Sono andati distrutti
la parte che circondava il refettorio ed il lato accanto alla
Chiesa (Chiesa San Francesco d' Assisi Stilo
)
. In questo tempo Guardavalle era uno dei casali che faceva
parte della universita' di Stilo: si spiegano cosi i rapporti
tra il Lilio, il Sirleto e Gregorio XIII. Stilo era nel suo
massimo fiorire per le condizioni economiche floridissime,
per lo sviluppo edilizio, la bella e mirabile cerchia delle
sue mura, nonche' per le sue molte chiese ed il cospicuo numero
dei conviventi. Vivevano, oltre il Sirleto, il Campanella,
F. Cozza e molti altri cittadini cospicui nelle gerarchie
religiose, come a suo tempo vedremo. La cupola attuale della
chiesa non e quella antica, improvisamente crollata alcuni
decenni fa. Fu ricostruita nella forma attuale per opera del
solerte parroco del tempo, mons. Vincenzo Pisani.