NATO
A STILO NEL 1568
(Stilo,
RC, 1568 - Parigi, 1639)
Campanella continuato quel singolare movimento naturalistico
che, riattaccandosi ad alcuni indirizzi della speculazione
greca
dal VI al IV secolo (Pitagora, Senofane, Eraclito, Anassagora
), e, collegandosi con altri, determinatisi nel secolo XV
in Italia (Valla, Cusano, Cardano, Patrizzi), preannunziava,
audacemente, molte verita' che i tempi nostri resero patrimonio
comune e sicura affermazione del pensiero filosofico, specialmente
in Francia, in Inghilterra e in Germania. Nato a Stilo, in
Calabria, nel 1568, Tommaso Campanella entro' nell’ ordine
dei Domenicani quando era ancora molto giovane, ma, a causa
delle sue idee in fatto di religione, si ritrovo ben presto
nel mirino degli inquisitori, dai quali fu accusato di eresia
e rinchiuso in carcere a Roma, nello stesso periodo di Giordano
Bruno. Nel 1599 torno' in Calabria, dove tento di organizzare
una insurrezione contro il dominio spagnolo e di gettare le
basi per una profonda riforma religiosa. Campanella vagheggiava
una grande riforma politico - spirituale che sanasse la frattura
luterana e ricostruisse l’ impegno universale. Modello della
"renovazion del secolo", la Citta' del Sole si ispira
alle analoghe utopie politiche di Platone. I solari vivono
in una repubblica "naturale" retta da un re-sacerdote.
La concezione Campanelliana della politica, fondata su una
visione etico-religiosa e cosmico-magica, cioe insieme naturalistica
e astrologica, si oppone decisamente al macchiavellismo e
ai teorici della ragion di stato rivelando quell’ intreccio
di nuovo e antico che caratterizza interamente tutta la sua
opera. Subi' un terribile processo con supplizi e torture,
e si salvo' dalla condanna a morte fingendosi pazzo. Anche
in questa occasione fu arrestato e condannato, ma riusci a
salvarsi il suo presunto stato mentale non pote, pero evitargli
il carcere: rimase rinchiuso per 27 anni, durante i quali
trovo la forza per continuare a scrivere, specialmente di
filosofia. Fu proprio durante la prigionia che compose un’
opera dedicata a Galileo, del quale apprezzava incondizionatamente
( e pericolosamente ) il lavoro e il pensiero. Dovette in
mezzo a sofferenze e privazioni, riuscire tuttavia a far giungere
la sua protesta e le sue idee riformatrici a papi, imperatori
e sovrani. Fu infine liberato nel 1629 grazie all’intercessione
di papa Urbano VIII, ma, dedicatosi immediatamente alle sue
battaglie in favore di Galileo e dell’autonomia della scienza
e contro il governo spagnolo, fu costretto nel 1634 a ripiegare
in Francia, dove venne accolto con favore da Luigi XIII e
dal cardinale Richelieu che gli diedero la protezione che
sperava, ospitandolo nel convento domenicano di Parigi. Qui,
persa ogni speranza di rientrare in patria, trascorse gli
ultimi anni di vita, continuando a sostenere i suoi ideali
e appoggiando come consigliere politico la monarchia francese.
Campanella espose le sue idee sulla natura, la fede
e il destino dell’umanita in numerose opere, alcune di natura
piu prettamente filosofica, come Philosophia sensibus demonstrata
(1591), Metaphisicarum rerum iuxta propria dogmata, (1603
e 1609-11) e Del senso delle cose e della magia (1604), altre
di stampo storico-politico quali Monarchia di Spagna del 1600,
e l’opera sua piu famosa, La Citta' del sole del 1602, utopistico
disegno di uno stato teocratico e rivoluzionaristico. Scrisse
anche di letteratura con la Poetica italiana (1596), dalla
quale derivo una Poetica latina (1612). Di grande rilievo
sono poi le Poesie filosofiche, pubblicate in parte nel 1622
e in parte postume, che, scritte negli anni bui del carcere,
in uno stile rozzo, tormentato e duro, sprigionano un’alta
tensione drammatica nell’appellarsi a Dio per sopportare i
momenti piu terribili e raggiungono una liricita sofferta
che le situa al primo posto nella poesia del Seicento.
Il trattato filosofico La Citta' del Sole ebbe una
prima pubblicazione in latino, dal titolo Civitas solis idea
reipublicae philosophichae, presso Francoforte nel 1623, e
una seconda a Parigi nel 1637. L’edizione italiana, pubblicata
integralmente soltanto nel 1904, era stata composta nel carcere
di Napoli nel 1602.